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NUMERO 12
LUGLIO 2020

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NUMERO 12
LUGLIO 2020

INTERVISTA A: DR. ERMANNO TRINCHESE - SPECIALISTA IN ORTOPEDIA E IN MEDICINA DELLO SPORT
DIRIGENTE MEDICO PRESSO CLINICA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICA, UNIVERSITÀ DI PERUGIA
RESPONSABILE ORTOPEDICO SIR-SAFETY VOLLEY PERUGIA

Volley: la prevenzione
è un gioco di squadra

Nella sua carriera ha eseguito oltre 15.000 interventi chirurgici e operato moltissimi grandi campioni dello sport. Abbiamo approfondito con lui gli approcci e le terapie più innovative nel trattamento dei traumi dei pallavolisti.

dr ermanno trinchese internaDr. Trinchese, come si affronta (e, se possibile, si supera) un grave infortunio?
Un grave infortunio nello sportivo non provoca solo un problema dell’apparato locomotore e nello specifico di un particolare distretto, ma anche un danno “psichico”.
Per poterlo affrontare e superare, l’atleta fin dal primo approccio con il suo specialista deve sentirsi a proprio agio. È opportuno instaurare un rapporto di fiducia medico-paziente-atleta. Bisogna fare un’anamnesi e un’accurata valutazione clinica non soltanto limitata al distretto anatomico interessato, ma a tutto l’apparato locomotore ricercando eventuali condizioni predisponenti o determinanti l’infortunio. La diagnosi è soprattutto clinica e ci si avvale anche delle indagini strumentali. Il trattamento può essere chirurgico o conservativo in base al tipo e all’entità dell’infortunio. Spesso un grave trauma provoca lesioni legamentose, ossee o muscolo-tendinee che possono anche richiedere un intervento chirurgico e comportare uno stop prolungato dell’attività sportiva agonistica. Bisogna informare l’atleta del tipo di patologia, delle possibilità di trattamento e delle eventuali scelte chirurgiche. Ciò significa coinvolgerlo e prepararlo ad affrontare l’infortunio, per poi superarlo nel migliore dei modi. L’intervento chirurgico è un gesto importante, decisivo e di “breve durata”. Successivamente inizia il “calvario” della riabilitazione post-chirurgica in cui gli si chiede un impegno prolungato e intenso nel rispetto del programma riabilitativo-rieducativo impostato. Dopo aver trattato chirurgicamente un atleta-paziente, personalmente applico il metodo della progressione della riabilitazione che consiste nel raggiungimento di obiettivi step-by-step, fino al traguardo finale, che è il ritorno all’attività sportiva nelle stesse condizioni precedenti al trauma. La fase iniziale è quella più difficile e critica, è necessario un coinvolgimento totale in quanto, a mio avviso, l’atleta infortunato non è una semplice comparsa, ma deve essere un “attore-protagonista” di questa delicata fase del suo infortunio.

"Per affrontare un grave infortunio è importante instaurare
un rapporto di fiducia medico-paziente-atleta."

Parliamo di uno sport specifico, la pallavolo. I giocatori sono a rischio sia per lesioni traumatiche che degenerative. Spesso si riscontra il cosiddetto “ginocchio del saltatore”.
Come fare per prevenirlo?

La prevenzione è fondamentale nella gestione di un team sportivo, in particolar modo negli sport dove c’è una ripetitività del gesto tecnico specifico. Sono il responsabile ortopedico della Sir-Safety Volley Perugia, squadra di pallavolo di serie “A” e la tendinopatia inserzionale rotulea è una patologia frequente, in quanto il gesto del salto sollecita notevolmente tutto l’apparato estensore del ginocchio a livello inserzionale e intrinseco al tendine rotuleo e quadricipitale. Il cosiddetto “ginocchio del saltatore” non è solo una semplice tendinopatia inserzionale dell’apparato estensore, ma un insieme di sintomi e condizioni morbose che agiscono sulla parte più debole della catena cinetica anteriore. Per questo motivo è importante fare prevenzione. Ai nostri atleti al momento del raduno facciamo un check-up clinico e biomeccanico, per ricercare eventuali squilibri muscolari, posturali e funzionali. In base a queste valutazioni con il mio staff impostiamo un programma preventivo e rieducativo specifico, personalizzato che ogni atleta segue per tutta la durata della stagione agonistica. I nostri giocatori lo apprezzano molto perché comprendono che è un lavoro specifico per il mantenimento del loro stato di salute. Gli studi di anatomia, fisiologia e biomeccanica delle strutture tendinee hanno evidenziato che il sovraccarico funzionale provoca disordini alla struttura intrinseca del tendine con conseguenti fenomeni di degenerazione e fenomeni di tipo riparativo-rigenerativo-protettivo. Se si perde il suddetto equilibrio il tendine si degenera, si indebolisce, perde l’elasticità, si infiamma e provoca dolore e limitazione del gesto del salto, condizionando di conseguenza anche la prestazione dell’atleta. Partendo da questi presupposti i trattamenti maggiormente utilizzati per le tentinopatie inserzionali sono esercizi isometrici, in eccentrica, propriocettivi, ed esercizi di riequilibrio della catena cinetica anteriore e posteriore. Utili sono anche le terapie fisiche biostimolanti quali laser e tecar, onde d’urto; inoltre ci si può avvalere di infiltrazioni con acido ialuronico a livello dell’inserzione del tendine, anche se un po’ dolorosa.

Quando è necessario agire chirurgicamente?
In caso di persistenza di sintomatologia dolorosa che non recede dopo i tradizionali trattamenti fisioterapici, osteopatici, ortesici ed infiltrativi con conseguente ridotta capacità funzionale dell’atleta e conseguente riduzione della performance agonistica. L’intervento è sia artroscopico che artrotomico. In artroscopia si valuta l’articolazione nel suo complesso, la dinamica femoro-rotulea, si asportano tessuti fibrosi esuberanti (Hoffiti, pliche sinoviali, sinoviti), si eseguono debridement e/o stimolazioni condrali. Il tempo artrotomico consiste nell’eseguire, attraverso una piccola incisione anteriore, un debridement del tendine, una tenolisi con scarificazioni del tendine e delle perforazioni sulla rotula a livello inserzionale per favorire la neo-angiogenesi.

Quali sono ad oggi le terapie più innovative nel trattamento del tendine rotuleo degli sportivi?
Fra le terapie più innovative è sicuramente affascinante l’utilizzo della terapia genica con cellule staminali che, se gli studi in corso ne valideranno l’efficacia, rappresentano il trattamento di scelta per il futuro e quello con maggiori possibilità di successo.

Come si gestisce il recupero in questi casi? E quali sono le tempistiche di ripresa?
Il recupero deve rispettare regole ben precise legate alla fisiologia e biochimica intracellulare. Il riposo sportivo è essenziale e può variare da pochi giorni a qualche settimana. Sono assolutamente da evitare le infiltrazioni con cortisone.

Quali sono i campanelli di allarme che dovrebbero spingere l’atleta a rivolgersi a uno specialista per una visita di controllo?
Il campanello d’allarme è il dolore, la limitazione sia nello sport ma anche nel quotidiano e sono i motivi per cui l’atleta si rivolge allo specialista. A mio avviso ogni atleta dovrebbe sottoporsi ad una valutazione clinica, funzionale, biomeccanica all’inizio della preparazione atletica; è noto che la prevenzione è fondamentale per garantire la longevità di ogni atleta.

In quali casi e in che fase del trattamento ritiene sia consigliabile l’utilizzo di un’ortesi?
Certamente l’utilizzo di un’ortesi rappresenta uno strumento importante nella gestione della tendinopatia sintomatica, ma a mio avviso non deve essere utilizzato come strumento preventivo. Ovviamente bisogna scegliere quelle ginocchiere che siano confortevoli, efficaci, facili da indossare, che permettano di svolgere attività sportiva anche a livelli agonistici, e soprattutto che non limitino o riduchino il gesto atletico e la performance dell’atleta.

Un’ultima domanda: ha avuto modo di testare la ginocchiera Genumedi® PSS? Potrebbe dirci cosa ne pensa e che opinione si è fatto di questo prodotto?
Si, e ritengo sia un ottimo prodotto per il trattamento del dolore anteriore del ginocchio. L’anello di silicone stabilizza e centra la rotula, mentre il pressore sottorotuleo detende il tendine rotuleo e contribisce a mantenere la rotula nella giusta posizione, rappresenta un giusto compromesso.

Ho utilizzato questa ginocchiera in due pallavolisti, uno schiacciatore e un centrale. Sono ruoli in cui il gesto del salto si ripete numerosissime volte con conseguenti innumerevoli sollecitazioni sull’apparato estensore del ginocchio; i due atleti hanno giocato senza alcuna limitazione e con beneficio.

Dr. Ermanno Trinchese

Volley: la prevenzione
è un gioco di squadra

Nella sua carriera ha eseguito oltre 15.000 interventi chirurgici e operato moltissimi grandi campioni dello sport. Abbiamo approfondito con lui gli approcci e le terapie più innovative nel trattamento dei traumi dei pallavolisti.

dr ermanno trinchese internaDr. Trinchese, come si affronta (e, se possibile, si supera) un grave infortunio?
Un grave infortunio nello sportivo non provoca solo un problema dell’apparato locomotore e nello specifico di un particolare distretto, ma anche un danno “psichico”.
Per poterlo affrontare e superare, l’atleta fin dal primo approccio con il suo specialista deve sentirsi a proprio agio. È opportuno instaurare un rapporto di fiducia medico-paziente-atleta. Bisogna fare un’anamnesi e un’accurata valutazione clinica non soltanto limitata al distretto anatomico interessato, ma a tutto l’apparato locomotore ricercando eventuali condizioni predisponenti o determinanti l’infortunio. La diagnosi è soprattutto clinica e ci si avvale anche delle indagini strumentali. Il trattamento può essere chirurgico o conservativo in base al tipo e all’entità dell’infortunio. Spesso un grave trauma provoca lesioni legamentose, ossee o muscolo-tendinee che possono anche richiedere un intervento chirurgico e comportare uno stop prolungato dell’attività sportiva agonistica. Bisogna informare l’atleta del tipo di patologia, delle possibilità di trattamento e delle eventuali scelte chirurgiche. Ciò significa coinvolgerlo e prepararlo ad affrontare l’infortunio, per poi superarlo nel migliore dei modi. L’intervento chirurgico è un gesto importante, decisivo e di “breve durata”. Successivamente inizia il “calvario” della riabilitazione post-chirurgica in cui gli si chiede un impegno prolungato e intenso nel rispetto del programma riabilitativo-rieducativo impostato. Dopo aver trattato chirurgicamente un atleta-paziente, personalmente applico il metodo della progressione della riabilitazione che consiste nel raggiungimento di obiettivi step-by-step, fino al traguardo finale, che è il ritorno all’attività sportiva nelle stesse condizioni precedenti al trauma. La fase iniziale è quella più difficile e critica, è necessario un coinvolgimento totale in quanto, a mio avviso, l’atleta infortunato non è una semplice comparsa, ma deve essere un “attore-protagonista” di questa delicata fase del suo infortunio.

"Per affrontare un grave infortunio è importante instaurare
un rapporto di fiducia medico-paziente-atleta."

Parliamo di uno sport specifico, la pallavolo. I giocatori sono a rischio sia per lesioni traumatiche che degenerative. Spesso si riscontra il cosiddetto “ginocchio del saltatore”.
Come fare per prevenirlo?

La prevenzione è fondamentale nella gestione di un team sportivo, in particolar modo negli sport dove c’è una ripetitività del gesto tecnico specifico. Sono il responsabile ortopedico della Sir-Safety Volley Perugia, squadra di pallavolo di serie “A” e la tendinopatia inserzionale rotulea è una patologia frequente, in quanto il gesto del salto sollecita notevolmente tutto l’apparato estensore del ginocchio a livello inserzionale e intrinseco al tendine rotuleo e quadricipitale. Il cosiddetto “ginocchio del saltatore” non è solo una semplice tendinopatia inserzionale dell’apparato estensore, ma un insieme di sintomi e condizioni morbose che agiscono sulla parte più debole della catena cinetica anteriore. Per questo motivo è importante fare prevenzione. Ai nostri atleti al momento del raduno facciamo un check-up clinico e biomeccanico, per ricercare eventuali squilibri muscolari, posturali e funzionali. In base a queste valutazioni con il mio staff impostiamo un programma preventivo e rieducativo specifico, personalizzato che ogni atleta segue per tutta la durata della stagione agonistica. I nostri giocatori lo apprezzano molto perché comprendono che è un lavoro specifico per il mantenimento del loro stato di salute. Gli studi di anatomia, fisiologia e biomeccanica delle strutture tendinee hanno evidenziato che il sovraccarico funzionale provoca disordini alla struttura intrinseca del tendine con conseguenti fenomeni di degenerazione e fenomeni di tipo riparativo-rigenerativo-protettivo. Se si perde il suddetto equilibrio il tendine si degenera, si indebolisce, perde l’elasticità, si infiamma e provoca dolore e limitazione del gesto del salto, condizionando di conseguenza anche la prestazione dell’atleta. Partendo da questi presupposti i trattamenti maggiormente utilizzati per le tentinopatie inserzionali sono esercizi isometrici, in eccentrica, propriocettivi, ed esercizi di riequilibrio della catena cinetica anteriore e posteriore. Utili sono anche le terapie fisiche biostimolanti quali laser e tecar, onde d’urto; inoltre ci si può avvalere di infiltrazioni con acido ialuronico a livello dell’inserzione del tendine, anche se un po’ dolorosa.

Quando è necessario agire chirurgicamente?
In caso di persistenza di sintomatologia dolorosa che non recede dopo i tradizionali trattamenti fisioterapici, osteopatici, ortesici ed infiltrativi con conseguente ridotta capacità funzionale dell’atleta e conseguente riduzione della performance agonistica. L’intervento è sia artroscopico che artrotomico. In artroscopia si valuta l’articolazione nel suo complesso, la dinamica femoro-rotulea, si asportano tessuti fibrosi esuberanti (Hoffiti, pliche sinoviali, sinoviti), si eseguono debridement e/o stimolazioni condrali. Il tempo artrotomico consiste nell’eseguire, attraverso una piccola incisione anteriore, un debridement del tendine, una tenolisi con scarificazioni del tendine e delle perforazioni sulla rotula a livello inserzionale per favorire la neo-angiogenesi.

Quali sono ad oggi le terapie più innovative nel trattamento del tendine rotuleo degli sportivi?
Fra le terapie più innovative è sicuramente affascinante l’utilizzo della terapia genica con cellule staminali che, se gli studi in corso ne valideranno l’efficacia, rappresentano il trattamento di scelta per il futuro e quello con maggiori possibilità di successo.

Come si gestisce il recupero in questi casi? E quali sono le tempistiche di ripresa?
Il recupero deve rispettare regole ben precise legate alla fisiologia e biochimica intracellulare. Il riposo sportivo è essenziale e può variare da pochi giorni a qualche settimana. Sono assolutamente da evitare le infiltrazioni con cortisone.

Quali sono i campanelli di allarme che dovrebbero spingere l’atleta a rivolgersi a uno specialista per una visita di controllo?
Il campanello d’allarme è il dolore, la limitazione sia nello sport ma anche nel quotidiano e sono i motivi per cui l’atleta si rivolge allo specialista. A mio avviso ogni atleta dovrebbe sottoporsi ad una valutazione clinica, funzionale, biomeccanica all’inizio della preparazione atletica; è noto che la prevenzione è fondamentale per garantire la longevità di ogni atleta.

In quali casi e in che fase del trattamento ritiene sia consigliabile l’utilizzo di un’ortesi?
Certamente l’utilizzo di un’ortesi rappresenta uno strumento importante nella gestione della tendinopatia sintomatica, ma a mio avviso non deve essere utilizzato come strumento preventivo. Ovviamente bisogna scegliere quelle ginocchiere che siano confortevoli, efficaci, facili da indossare, che permettano di svolgere attività sportiva anche a livelli agonistici, e soprattutto che non limitino o riduchino il gesto atletico e la performance dell’atleta.

Un’ultima domanda: ha avuto modo di testare la ginocchiera Genumedi® PSS? Potrebbe dirci cosa ne pensa e che opinione si è fatto di questo prodotto?
Si, e ritengo sia un ottimo prodotto per il trattamento del dolore anteriore del ginocchio. L’anello di silicone stabilizza e centra la rotula, mentre il pressore sottorotuleo detende il tendine rotuleo e contribisce a mantenere la rotula nella giusta posizione, rappresenta un giusto compromesso.

Ho utilizzato questa ginocchiera in due pallavolisti, uno schiacciatore e un centrale. Sono ruoli in cui il gesto del salto si ripete numerosissime volte con conseguenti innumerevoli sollecitazioni sull’apparato estensore del ginocchio; i due atleti hanno giocato senza alcuna limitazione e con beneficio.

Dr. Ermanno Trinchese

Volley: la prevenzione
è un gioco di squadra

Nella sua carriera ha eseguito oltre 15.000 interventi chirurgici e operato moltissimi grandi campioni dello sport. Abbiamo approfondito con lui gli approcci e le terapie più innovative nel trattamento dei traumi dei pallavolisti.

dr ermanno trinchese internaDr. Trinchese, come si affronta (e, se possibile, si supera) un grave infortunio?
Un grave infortunio nello sportivo non provoca solo un problema dell’apparato locomotore e nello specifico di un particolare distretto, ma anche un danno “psichico”.
Per poterlo affrontare e superare, l’atleta fin dal primo approccio con il suo specialista deve sentirsi a proprio agio. È opportuno instaurare un rapporto di fiducia medico-paziente-atleta. Bisogna fare un’anamnesi e un’accurata valutazione clinica non soltanto limitata al distretto anatomico interessato, ma a tutto l’apparato locomotore ricercando eventuali condizioni predisponenti o determinanti l’infortunio. La diagnosi è soprattutto clinica e ci si avvale anche delle indagini strumentali. Il trattamento può essere chirurgico o conservativo in base al tipo e all’entità dell’infortunio. Spesso un grave trauma provoca lesioni legamentose, ossee o muscolo-tendinee che possono anche richiedere un intervento chirurgico e comportare uno stop prolungato dell’attività sportiva agonistica. Bisogna informare l’atleta del tipo di patologia, delle possibilità di trattamento e delle eventuali scelte chirurgiche. Ciò significa coinvolgerlo e prepararlo ad affrontare l’infortunio, per poi superarlo nel migliore dei modi. L’intervento chirurgico è un gesto importante, decisivo e di “breve durata”. Successivamente inizia il “calvario” della riabilitazione post-chirurgica in cui gli si chiede un impegno prolungato e intenso nel rispetto del programma riabilitativo-rieducativo impostato. Dopo aver trattato chirurgicamente un atleta-paziente, personalmente applico il metodo della progressione della riabilitazione che consiste nel raggiungimento di obiettivi step-by-step, fino al traguardo finale, che è il ritorno all’attività sportiva nelle stesse condizioni precedenti al trauma. La fase iniziale è quella più difficile e critica, è necessario un coinvolgimento totale in quanto, a mio avviso, l’atleta infortunato non è una semplice comparsa, ma deve essere un “attore-protagonista” di questa delicata fase del suo infortunio.

"Per affrontare un grave infortunio è importante instaurare
un rapporto di fiducia medico-paziente-atleta."

Parliamo di uno sport specifico, la pallavolo. I giocatori sono a rischio sia per lesioni traumatiche che degenerative. Spesso si riscontra il cosiddetto “ginocchio del saltatore”.
Come fare per prevenirlo?

La prevenzione è fondamentale nella gestione di un team sportivo, in particolar modo negli sport dove c’è una ripetitività del gesto tecnico specifico. Sono il responsabile ortopedico della Sir-Safety Volley Perugia, squadra di pallavolo di serie “A” e la tendinopatia inserzionale rotulea è una patologia frequente, in quanto il gesto del salto sollecita notevolmente tutto l’apparato estensore del ginocchio a livello inserzionale e intrinseco al tendine rotuleo e quadricipitale. Il cosiddetto “ginocchio del saltatore” non è solo una semplice tendinopatia inserzionale dell’apparato estensore, ma un insieme di sintomi e condizioni morbose che agiscono sulla parte più debole della catena cinetica anteriore. Per questo motivo è importante fare prevenzione. Ai nostri atleti al momento del raduno facciamo un check-up clinico e biomeccanico, per ricercare eventuali squilibri muscolari, posturali e funzionali. In base a queste valutazioni con il mio staff impostiamo un programma preventivo e rieducativo specifico, personalizzato che ogni atleta segue per tutta la durata della stagione agonistica. I nostri giocatori lo apprezzano molto perché comprendono che è un lavoro specifico per il mantenimento del loro stato di salute. Gli studi di anatomia, fisiologia e biomeccanica delle strutture tendinee hanno evidenziato che il sovraccarico funzionale provoca disordini alla struttura intrinseca del tendine con conseguenti fenomeni di degenerazione e fenomeni di tipo riparativo-rigenerativo-protettivo. Se si perde il suddetto equilibrio il tendine si degenera, si indebolisce, perde l’elasticità, si infiamma e provoca dolore e limitazione del gesto del salto, condizionando di conseguenza anche la prestazione dell’atleta. Partendo da questi presupposti i trattamenti maggiormente utilizzati per le tentinopatie inserzionali sono esercizi isometrici, in eccentrica, propriocettivi, ed esercizi di riequilibrio della catena cinetica anteriore e posteriore. Utili sono anche le terapie fisiche biostimolanti quali laser e tecar, onde d’urto; inoltre ci si può avvalere di infiltrazioni con acido ialuronico a livello dell’inserzione del tendine, anche se un po’ dolorosa.

Quando è necessario agire chirurgicamente?
In caso di persistenza di sintomatologia dolorosa che non recede dopo i tradizionali trattamenti fisioterapici, osteopatici, ortesici ed infiltrativi con conseguente ridotta capacità funzionale dell’atleta e conseguente riduzione della performance agonistica. L’intervento è sia artroscopico che artrotomico. In artroscopia si valuta l’articolazione nel suo complesso, la dinamica femoro-rotulea, si asportano tessuti fibrosi esuberanti (Hoffiti, pliche sinoviali, sinoviti), si eseguono debridement e/o stimolazioni condrali. Il tempo artrotomico consiste nell’eseguire, attraverso una piccola incisione anteriore, un debridement del tendine, una tenolisi con scarificazioni del tendine e delle perforazioni sulla rotula a livello inserzionale per favorire la neo-angiogenesi.

Quali sono ad oggi le terapie più innovative nel trattamento del tendine rotuleo degli sportivi?
Fra le terapie più innovative è sicuramente affascinante l’utilizzo della terapia genica con cellule staminali che, se gli studi in corso ne valideranno l’efficacia, rappresentano il trattamento di scelta per il futuro e quello con maggiori possibilità di successo.

Come si gestisce il recupero in questi casi? E quali sono le tempistiche di ripresa?
Il recupero deve rispettare regole ben precise legate alla fisiologia e biochimica intracellulare. Il riposo sportivo è essenziale e può variare da pochi giorni a qualche settimana. Sono assolutamente da evitare le infiltrazioni con cortisone.

Quali sono i campanelli di allarme che dovrebbero spingere l’atleta a rivolgersi a uno specialista per una visita di controllo?
Il campanello d’allarme è il dolore, la limitazione sia nello sport ma anche nel quotidiano e sono i motivi per cui l’atleta si rivolge allo specialista. A mio avviso ogni atleta dovrebbe sottoporsi ad una valutazione clinica, funzionale, biomeccanica all’inizio della preparazione atletica; è noto che la prevenzione è fondamentale per garantire la longevità di ogni atleta.

In quali casi e in che fase del trattamento ritiene sia consigliabile l’utilizzo di un’ortesi?
Certamente l’utilizzo di un’ortesi rappresenta uno strumento importante nella gestione della tendinopatia sintomatica, ma a mio avviso non deve essere utilizzato come strumento preventivo. Ovviamente bisogna scegliere quelle ginocchiere che siano confortevoli, efficaci, facili da indossare, che permettano di svolgere attività sportiva anche a livelli agonistici, e soprattutto che non limitino o riduchino il gesto atletico e la performance dell’atleta.

Un’ultima domanda: ha avuto modo di testare la ginocchiera Genumedi® PSS? Potrebbe dirci cosa ne pensa e che opinione si è fatto di questo prodotto?
Si, e ritengo sia un ottimo prodotto per il trattamento del dolore anteriore del ginocchio. L’anello di silicone stabilizza e centra la rotula, mentre il pressore sottorotuleo detende il tendine rotuleo e contribisce a mantenere la rotula nella giusta posizione, rappresenta un giusto compromesso.

Ho utilizzato questa ginocchiera in due pallavolisti, uno schiacciatore e un centrale. Sono ruoli in cui il gesto del salto si ripete numerosissime volte con conseguenti innumerevoli sollecitazioni sull’apparato estensore del ginocchio; i due atleti hanno giocato senza alcuna limitazione e con beneficio.

Dr. Ermanno Trinchese